
Il dato elettorale emerso dalle urne del ballottaggio ha evidenziato un fatto estremamente significativo della vita politica afragolese: le periferie hanno bocciato il centro-sinistra. Perché? Quale è stata la ragione che ha spinto i numerosi abitanti di rioni periferici come le Salicelle, ad esprimere la propria preferenza per il candidato sindaco del centro-destra, anziché per Mimmo Moccia? Ebbene, non si può e non si deve semplicisticamente liquidare la questione, ricorrendo alla superficiale considerazione che dinamiche poco ortodosse si sono mosse tra i palazzoni dei quartieri più in difficoltà della città, nell’immediato periodo precedente al ballottaggio. Grave sarebbe infatti la carenza d’analisi, se non ci si rendesse conto del fatto che, a fronte di un profondo disagio umano, sociale, economico e perfino esistenziale di tali quartieri, la realtà politica del centro-sinitra si è vista poco, impegnata com’era negli ultimi tempi soprattutto a comporre conflitti interni e a risolvere problemi e questioni ben lontani dalle carenze quotidiane di zone dove risiedono centinaia di famiglie, ammassate in grigi palazzoni, costrette a vivere tra cumuli di rifiuti, strade mal ridotte, giardini abbandonati e case spesso in condizioni disarmanti, abitate però da persone che in molti casi ci hanno spalancato la porta del loro mondo trasmettendo un fortissimo senso di dignità, umiltà e una drammatica voglia di normalità. Ebbene, è a questi nuclei familiari che deve essere destinata una fortissima attenzione. E’ alle periferie che va necessariamente ridata priorità e deve essere riconosciuta una specialità nell’agenda programmatica del centro-sinistra e in special modo del Partito Democratico. Là dove si è perso e in malo modo, va avviata una fortissima azione di radicamento sul territorio; è necessario un attivismo che vada in due direzioni; da un lato facendo critica seria, costruttiva e oggettiva su quelli che in loco saranno i possibili errori del governo cittadino, rimarcando mancanze, carenze, inadempienze politiche e non dell’attuale classe dirigente di centro-destra. Dall’altro lato facendosi portavoce delle istanze della gente; costruire laddove c’è terra bruciata ( nel senso letterale della parole ) ed essendo presenti nel momento in cui esplodono i bisogni impellenti di donne e uomini, mostrandosi come realtà strutturata che ascolta, medita e propone. Una presenza che va costruita in senso si politico, ma anche e soprattutto fisico, materiale e tangibile!
Solo lavorando in questi termini, il Partito Democratico e chi con esso, potranno presentarsi alle prossime elezioni, come candidati forti e credibili anche nelle periferie. Non si può e non si deve commettere l’errore di dare per scontato l’orientamento politico di interi quartieri della città, abbandonando ogni velleità e possibilità progettuale; anzi, è doveroso lavorare affinché si creino anche nelle zone disagiate le possibilità affinché il voto possa essere quanto più spontaneo possibile, scevro da condizionamenti demagogici, eliminando alla radice il problema di fondo, che è legato alla mancanza delle condizioni pratiche e minime del “vivere democratico” di un paese che si ritiene tale. Accanto al rilancio “edilizio” e “urbanistico” dunque, un riscatto anche culturale e di mentalità, che spinga queste famiglie, questi afragolesi, a sentirsi parte integrante di una città che troppo spesso tende a dimenticarli.